Autolesionismo e Cutting in Adolescenza: comprendere l’autolesionismo in adolescenza per intervenire davvero
- Daniela Fisicaro

- 11 mag
- Tempo di lettura: 4 min
Dott.ssa Daniela Fisicaro – Psicologa e Psicoterapeuta
A Caltanissetta sempre più adolescenti vivono situazioni di autolesionismo e cutting, spesso legate a stress emotivo, ansia o difficoltà relazionali.
L’autolesionismo, e in particolare il cutting, è un fenomeno in forte crescita tra gli adolescenti. Negli ultimi anni, infatti, sempre più ragazzi tra i 12 e i 16 anni mettono in atto comportamenti autolesivi come tagli, graffi profondi, bruciature o altre forme di danneggiamento del corpo, senza un reale intento suicidario. Si tratta di gesti che hanno lo scopo di alleviare un dolore emotivo intenso, di “sentire qualcosa” quando prevale il vuoto, o di regolare emozioni percepite come ingestibili.
Il cutting è una forma di autolesionismo non suicidario (NSSI): un comportamento deliberato, ripetuto, che procura ferite superficiali o moderate, spesso nascoste con bracciali, felpe o abiti lunghi anche d’estate. L’esordio è tipicamente precoce, tra i 12 e i 14 anni, una fase di grande vulnerabilità emotiva e identitaria.

Autolesionismo e cutting negli adolescenti a Caltanissetta: perché gli adolescenti arrivano a farsi del male?
Non esiste un’unica causa. Alla base possono esserci:
difficoltà nella regolazione emotiva
ansia intensa o angoscia
conflitti familiari o scolastici
senso di vuoto, solitudine o rifiuto
difficoltà relazionali
bassa autostima
eventi stressanti o traumatici
modelli di emulazione sui social (fenomeno purtroppo in crescita)
In molti casi, il corpo diventa il mezzo attraverso cui comunicare un disagio che non riesce a trovare parole. Il taglio diventa un modo per “scaricare” una tensione interna insopportabile o per sentirsi vivi quando prevale il torpore emotivo.
Per questo è fondamentale non giudicare, ma riconoscere il gesto come un segnale di sofferenza psicologica che merita ascolto e un intervento professionale.

La mia esperienza clinica con adolescenti che si autolesionano
Nel mio lavoro, sia in studio privato a Caltanissetta sia in ambito pubblico, mi capita con frequenza di incontrare adolescenti – e spesso i loro genitori – che chiedono aiuto per affrontare episodi di cutting o altre forme di autolesionismo.
Parlo in prima persona perché è un tema che conosco bene, sia dal punto di vista clinico che umano.
Negli anni ho seguito diversi ragazzi e ragazze che vivevano:
ansia intensa
difficoltà scolastiche
conflitti familiari
sentimenti di inadeguatezza
emozioni troppo forti per essere gestite da soli
Il primo passo è sempre riconoscere il gesto come un segnale di disagio, non come una “richiesta di attenzione”. Da lì inizia un percorso psicoterapico che permette all’adolescente di:
comprendere cosa scatena il comportamento
imparare strategie più sane per regolare le emozioni
dare un nome a ciò che sente
costruire un senso di sé più stabile
migliorare la comunicazione con la famiglia
Con un lavoro costante, molti ragazzi riescono a interrompere i comportamenti autolesivi e a ritrovare un equilibrio emotivo più sicuro. È un percorso delicato, ma possibile.

Perché è importante chiedere aiuto subito
Il cutting non va mai sottovalutato. Anche se non c’è intento suicidario, è un segnale che indica un disagio profondo. Un intervento tempestivo permette di:
prevenire l’aumento della frequenza dei gesti
evitare che diventino un’abitudine
lavorare sulle cause reali del malessere
sostenere anche la famiglia, spesso spaventata e disorientata
Ogni situazione è diversa: per questo è necessario un approfondimento clinico accurato, che permetta di comprendere le cause e costruire un percorso terapeutico personalizzato.

Le informazioni riportate si basano sulle attuali conoscenze cliniche e sulle linee guida internazionali in tema di autolesionismo non suicidario (NSSI).
Conclusione
L’autolesionismo in adolescenza è un fenomeno complesso, ma affrontabile. Con un intervento psicologico mirato, un ascolto autentico e un lavoro condiviso con la famiglia, è possibile aiutare i ragazzi a ritrovare sicurezza, equilibrio e nuove modalità per esprimere ciò che provano.
Se senti che tuo figlio, tua figlia o un adolescente vicino a te sta vivendo qualcosa di simile, chiedere aiuto è il primo passo per cambiare davvero le cose.

FAQ
Che cos’è il cutting negli adolescenti
Il cutting è una forma di autolesionismo non suicidario (NSSI) in cui l’adolescente provoca tagli o graffi sul proprio corpo per gestire emozioni troppo intense o difficili da esprimere. Non è un tentativo di suicidio, ma un segnale di forte disagio emotivo.
Perché un adolescente inizia a farsi del male
Le cause possono essere molte: ansia, stress scolastico, conflitti familiari, bassa autostima, difficoltà relazionali, senso di vuoto o dolore emotivo. A volte il gesto serve per “sentire qualcosa” o per scaricare una tensione interna insopportabile.
Come posso capire se mio figlio si sta autolesionando
Alcuni segnali possono essere: maniche lunghe anche d’estate, graffi o tagli ripetuti, oggetti appuntiti nascosti, isolamento, sbalzi emotivi, difficoltà a parlare di ciò che prova. Ogni cambiamento improvviso nel comportamento merita attenzione.
Cosa devo fare se scopro che mio figlio si taglia
La cosa più importante è non giudicare e non reagire con rabbia. Serve ascolto, calma e la ricerca di un aiuto professionale. L’autolesionismo è un segnale di sofferenza, non un capriccio.
Il cutting è sempre collegato al suicidio
No. Il cutting non nasce con l’intento di togliersi la vita, ma è comunque un comportamento che indica un disagio profondo e che può aumentare il rischio se non trattato. Per questo è importante intervenire presto.
Come può aiutare la psicoterapia
La psicoterapia aiuta l’adolescente a comprendere le emozioni che non riesce a gestire, trovare modi più sani per esprimerle, migliorare l’autostima e rafforzare le relazioni familiari. È il percorso più efficace per interrompere i comportamenti autolesivi.
Qual è la mia esperienza clinica con adolescenti che si autolesionano
(Risposta in prima persona, come richiesto) Nel mio lavoro, sia in studio privato che in ambito pubblico, incontro spesso adolescenti e genitori che chiedono aiuto per episodi di cutting. Con un percorso psicoterapico mirato, molti ragazzi riescono a interrompere i comportamenti autolesivi e a ritrovare un equilibrio emotivo più stabile.
Quando è necessario un approfondimento clinico
Sempre. L’autolesionismo ha cause diverse e non esiste una spiegazione unica. Un approfondimento clinico permette di capire cosa sta vivendo l’adolescente e di costruire un percorso terapeutico personalizzato.
Il cutting si può superare
Sì. Con un intervento psicologico tempestivo, un ascolto autentico e un lavoro condiviso con la famiglia, è possibile aiutare l’adolescente a sviluppare nuove modalità per gestire le emozioni e interrompere i comportamenti autolesivi.
Se hai bisogno di un confronto professionale su ciò che sta accadendo, sono qui per aiutarti. Possiamo iniziare con un primo colloquio per comprendere insieme la situazione.
Oppure contattami su Whatsapp, per una risposta più veloce.
Scopri il mio approccio psicologico con bambini e adolescenti e come intervengo nei casi di disagio emotivo.





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